Descrizione Progetto

Studia il passato se vuoi prevedere il futuro.

(Confucio)

La sala Guglielmo Marconi, la Sala Eugenio Fumi e la Sala espositiva sull’esperienza radio sono il “tesoro” di Vetrya. Non so se riuscirà mai un drone, seppure artista, a dipingere un quadro ma so per certo che le emozioni che attraversi in queste sale sono difficilmente rappresentabili. E lo sono anche per chi non è un collezionista o un esperto del settore radio. Lo sono perché a farti da Cicerone non è Luca ma la sua Gratitudine. Per la Storia. Per i sui predecessori. Peri i sui successi. Per il Progresso. Per quel futuro che …è passato…lì!

Il Tempo sembra fermarsi. Persino nel mio cerchio, la continuità dei punti si percepisce più lenta. È come se si aprisse un varco, un intervallo ed il tempo, divenisse, spazializzato. Non più un trascorrere dei minuti ma porzioni di spazio. Tra una teca ed un’altra. Tra un racconto ed un successo. È un’intelligenza spazializzante, la mia, che tiene a bada il flusso dinamico che si produce nella parte più profonda della coscienza. Un flusso senza punteggiatura. Ero ad un appuntamento con la Storia e avevo bisogno di ritagliare spazi psicologici separati. Avevo bisogno di separare ogni nota, nonostante la melodia le incatenasse fra loro. I miei spazi psicologici coincidevano con i contorni degli oggetti che come con un fascio di luce, Luca, illuminava con la sua Gratitudine.

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“Anno 1987, Radiotelefono mobile SIP RTMS 450. È un telefono radiomobile veicolare. Era l’anno in cui entrai in SIP ed ero il responsabile della certificazione di questi telefoni. Esistevano tre modelli, tutti di costruzione italiana. In particolare questo era costruito dalla Telettra, l’OTE e l’Italtel. Con questo particolare telefono per i campionati del mondo (Italia 90) montai una sperimentazione sui treni FS, non solo per la fonia ma anche per la trasmissione dati.”

ZX81

ZX81

“Anno 1981:Sinclair ZX81. Il mio primo home computer. Un mini computer programmabile in basic collegato alla tv. I programmi venivano registrati su un nastro magnetico. Ci ho passato intere notti, ma ho imparato moltissimo”

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“Commodore 64. Il mio secondo home computer. Era un mini computer programmabile in basic collegato alla tv. I programmi venivano registrati su un nastro magnetico. Anno 1983. Per acquistare questo computer ho dato il sangue”. Avrei voluto tagliare questa parte della risposta. Ma c’è fierezza. C’è orgoglio. C’è consapevolezza.” Tutti i miei risparmi che, in quei tempi, guadagnavo con lavoretti sempre nel mondo dell’elettronica e telecomunicazioni.”

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Dal 1984 di computer ne ho avuti molti, ma con il Macintosh Apple Computer si inizia a “volare…”.

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“1990, in occasione dei Mondiali di Calcio in Italia, fu lanciato Il primo telefono portatile cellulare. Mi occupai della certificazione personalmente. Non si poteva inviare messaggi, nessun accesso ad internet, nessun display. Solo telefonate sul territorio nazionale.”

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“1954, anno in cui fu accesa la televisione in Italia. Per la prima volta. L’inizio di un sogno. Portare le immagini in movimento in ogni luogo e su qualsiasi dispositivo. Sogno che poi ho realizzato nel 2003 lanciando come imprenditore la prima mobile tv al mondo per TIM.”

1954-2003. Questa volta è Luca a definire questi spazi psicologici. Spazi in cui gli orizzonti di quel presente erano progresso del passato e seme del futuro. Nel 1954, alle ore 11 con «La RAI Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive», Fulvia Colombo, la decana di tutte le “signorine buonasera” annuncia l’inizio ufficiale del regolare servizio di trasmissioni televisive in Italia. Quindici mila apparecchi in tutto il territorio nazionale. Apparecchi simili a dei forni elettrici, per un costo cinque volte superiore al salario medio di un operaio, che trasmettevano in bianco e nero. Poche abitazioni e bar, questi i luoghi in cui ci si riuniva. Sembra di sentire persino la musica di Gioacchino Rossini mentre la sfumavano per elencare i programmi della giornata. Sembra di sentire le risate che si affrettavano a “rientrare” per dar spazio al silenzio dell’ascolto. Sembra di sentire persino l’adagiarsi sulle sedie godendo di quella pausa meritata.

Nel 2003, l’inizio della rivoluzione. Credo che Luca fosse presente già tra gli italiani delle prime TV. Ne conserva la meraviglia. È come se illuminasse quel momento, quella porzione di passato proteso verso il futuro. Per realizzarlo. Per permettere agli italiani, e non solo, di avere una TV che soddisfacesse l’esigenza di modernità e, contemporaneamente, di tradizione.

CuboVision

CuboVision

“2008. Ero Direttore dell’innovazione del Gruppo Telecom Italia. CuboVision, una mia creazione. Un dispositivo in grado di ricevere digitale terrestre e lo streaming live e on demand da internet” .

Non faccio in tempo ad occupare una di quelle sedie in uno di quei bar dinanzi ad una di quelle poche Tv del 1954 che Luca mi rimbalza nel tempo, avanti ed indietro. Una sequenza non cronologica ma viscerale. Emotiva.

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“1983.” Sorride. “Un pezzo particolare. Un sistema che avevo progettato per rendere le telecamere senza fili. Utilizzato da molti broadcaster (RAI, Mediaset, USA, Turchia, Svezia….) da studio e da esterno. La cosa curiosa è stata quella palla in rosso, che altro non era che un galleggiante che veniva usato nei bagni”.

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“1987: Un altro pezzo a cui sono molo affezionato. Un telefono mobile veicolare. In quel tempo in Italia esistevano 1500 utenti. Sognavamo la telefonia mobile che abbiamo oggi. I sogni, quell’energia che ti dà la carica per lavorare e realizzarli!

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Luca non lo sa, ma ho ascoltato Mike buongiorno seduto dinanzi alla prima TV, ho acceso il primo telefonino insieme a lui, ho viaggiato su un’auto con un telefono veicolare, ho sbirciato i suoi esperimenti. L’ho visto sollevarsi in punta di piedi già in quell’orizzonte passato. Ed in tutti questi momenti, c’era un po’ di Vetrya. Piccoli tasselli. Il sogno, la fiducia nel Futuro, il Progresso, la Passione. C’è stato un momento in cui la sua voce si è commossa a tal punto da rallentare persino la mia immaginazione e riportarmi in quel dettaglio di spazio che era diventato in me ormai fluido e senza tempo.

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“Questo è forse il pezzo che amo di più. Mi è stato regalato quando sono diventato Cavaliere del Lavoro (2015) da un mio carissimo amico e mentore, Prof. Eugenio Fumi, che purtroppo ci ha lasciato nel 2018. Il mio primo datore di lavoro, quando ancora frequentavo le superiori. Poi, ironia della sorte, sono diventato nel 2006 l’amministratore delegato di quella che era stata la sua azienda. È un sistema telegrafico basato sul brevetto di Marconi.”

“Esistono diversi modi per essere una persona ed ogni persona si esprime verso il mondo e l’umanità in modo differente. Eugenio, il Prof, per me, è stato un padre imprenditoriale, un riferimento, un amico. Aveva poco più di sette anni quando gli chiesero che cosa volesse fare da grande e lui rispose: “Costruire carri armati o trasmettitori radio”. La guerra finirà poco dopo e fortunatamente scelse la seconda. Uomo di grande intelligenza, curioso, preparato, con la voglia di costruire, innovare e sperimentare, è riuscito negli anni ‘60, dando vita a Itelco, a trasformare Orvieto, una città prevalentemente agricola, in un punto di riferimento mondiale nel mondo delle telecomunicazioni e del broadcasting.”

Il sapere va condiviso. Così diceva Fumi. Così vive Luca. Nella condivisione. La sua voce, pian pianino, si fa accarezzare dal ricordo dell’ultimo incontro ed io lì, smetto di appuntare. Ho immaginato un abbraccio. Tra i due. Ed intorno i bambini delle scuole in visita a Vetrya che sorridono nel vedere la cabina telefonica a gettoni. Ed io che sorrido pensando ai gettoni di ghiaccio. Un aneddoto che lascerò qui. In segreto. Nella sala Eugenio Fumi. In questo viaggio interattivo nella storia delle telecomunicazioni. Tra i generatori di segnali AM, ricevitori ad alta frequenza, test per valvole termoioniche, un sistema telefonico portatile ad uso militare, il tubo a raggi catodici. Mentre tutto scorre, lascio Luca in quell’abbraccio senza tempo.

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