Descrizione Progetto

““Alcuni di noi hanno grandi piste di decollo costruite per loro.
Se ne hai una, decolla!
Ma se non ce l’hai, renditi conto che è tua responsabilità prendere un badile e costruirtene una da solo, per te e per quelli che seguiranno dopo di te.”
Amelia Earhart.”

Il blu del Guercino, volendo, lo si può scorgere anche nei suoi occhi. Gli stessi occhi che hanno guidato Luca nella scoperta del pittore, a detta di Goethe “intimamente probo”, i cui quadri hanno visto nascere non solo un amore ma un’alleanza. Un’alleanza nella vita.

Luca e Katia sono marito e moglie, sono amici e sono i fondatori di Vetrya, nel 2010. E di quest’Alleanza di Valori, Katia rappresenta in primis la Gentilezza.

La prima volta che l’ho incontrata non sapevo ancora quale volto associare al profumo di Rose che accompagnavano il mio ingresso a Vetrya. Ad accogliermi è Mozart. Mozart, in via dell’Innovazione.

Raccolgo quanto necessario per il mio incontro mentre le sue note fanno volare la mia anima e distendere la mia mente. Mozart ne sarebbe stato fiero. Fiero di tenere, proprio lì, un suo concerto. Sì, chi più innovatore di lui al suo tempo, lui che ruppe tutti gli schemi di servitù feudale e divenne libero. Un libero professionista, diremmo oggi. Quando ho incontrato la sua Bellezza, allora mi sono sentita al posto giusto. Ogni primo incontro porta con sé il gusto del mistero. Io avevo letto di Lei, di Loro. Ma che il biondo dei suoi capelli, la delicatezza del suo dialogare, la dolcezza dei suoi movimenti mi conquistassero, l’ho potuto sperimentare solo quando ci siamo trovati attorno ad un tavolo, a chiacchierare. Avevo appuntato tante domande. Avevo quel foglio dinanzi a me. In un ufficio dove la tecnologia ti attraversa anche la mia penna si sentiva a suo agio. Così come la mia anima. I miei occhi. Nulla mi soffocava. Intorno c’erano solo vetrate, attraverso le quali si scorgeva Orvieto, la natura, il cielo, le nuvole. Ma quelle domande servirono a poco, tanto fu naturale parlar con loro di loro. Mentre mi raccontano il loro primo incontro io provo ad immaginarne l’emozione. Ho addirittura pensato che tutti quei dispositivi avrebbero potuto portarmi indietro nel tempo e ripercorrerli tutti. Ed è stato un viaggio incredibile. Ho viaggiato insieme a Katia mentre, con gli occhi lucidi, parlava delle sue figlie, Alice e Vittoria. Ho giocato a tennis con lei. Ma conserverò sempre con me le sue corse all’interno del campus quando le ho chiesto di farmelo ripercorrere tutto. In tempo di coronavirus. Mentre la sua famiglia di Vetrya era in Smart working. Le ho chiesto di voler ritornare al Campus e lei mi ci ha riportato, virtualmente. Ecco perché, per me Katia è l’Amelia Earhart dei nostri tempi. Temeraria, fiduciosa, determinata. Una donna in lotta per aprire un modo ad altre donne: l’aviazione. Così Katia, quando, intervistata, dopo esser stata recentemente inserita tra le 50 donne più influenti d’Italia da Inspiring Fifty e tra le 100 più influenti da Forbes 2019, dichiara di essere alla ricerca di Donne, soprattutto nel campo della tecnologia. La tecnologia rappresenta l’opportunità per esserci. Per non restare indietro. Nel “domani” e nel “nonostante tutto”. Nonostante una Pandemia. Nonostante il luogo in cui nasci. E’ determinata, incisiva, irremovibile quando parla del futuro professionale delle nuove generazioni. E’ non è una questione di genere, perché la differenza la fa il crederci. Con passione. Con costanza. Con perseveranza. Non potranno gli algoritmi “dominare” il mondo senza una mente creativa, preparata, attenta.

Katia di creatività e attenzione ne ha da vendere. In quel nostro viaggio virtuale in Vetrya, mi regala qualche nota al pianoforte. “O sole mio”. “Perché dobbiamo essere positivi, in questo periodo”. Lei non lo sa, ma mentre suona mi commuovo. Sono così in sintonia con la sua anima che quando finirà questo “C’era una volta…Vetrya”, tornerò ad Orvieto spesso. Il suo amore per l’Arte, per la musica, per la cultura, per il genere umano lo si apprezza e lo si sente. E la responsabilità di prendere il badile e costruirsi la pista di decollo da sola, per sé e per chi viene dopo, come disse la “regina dell’aria”, la si attraversa nel Campus di Vetrya.

(Romina Lardo)

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