Descrizione Progetto

Niente è reale ad eccezione dei sogni e dell’amore

( Anna de Noailles)

“C’era una volta…Vetrya”! No, “C’era una volta un…Amore”. Sì. Perché Vetrya è Amore. Amore per un sogno. Amore per il digitale. Amore per il Futuro. Amore per sé stessi. Amore per l’altro.

Non si può guardare a Vetrya senza essere travolti dal folle Amore di Luca per Katia e di Katia per Luca. Folle, come i loro sogni. Vero, come ciò che realizzano. Esponenziale, come l’algoritmo che calcola in cinquanta i loro anni insieme. Imprevedibile, come il Futuro.

Luca è quell’imprenditore che ti cattura l’animo. Ha la compostezza e la giusta eloquenza. Un oratore dei nostri tempi. Dell’oratore per eccellenza, Cicerone, eredita la padronanza della parola nella nobile convinzione di riuscire a catturare l’attenzione. E la cattura. Ci si abbevera alla sua conoscenza come ad una fonte d’acqua. Luca è l’immagine di Vetrya. Quella che comunica sui social media. Sulla carta stampata. La stessa che ti rappresenti se lo senti alla radio. Un sorriso che tranquillizza. Spesso seduto. Spesso di blu vestito con le sue tipiche sfumature di fierezza ed ottimismo.

Quando percorri i quaranta mila metri quadri in via dell’Innovazione numero uno, però, inizi ad avere una sorta di allucinazioni. Nella stessa foto di prima, accanto a Luca c’è Katia. Nella stessa voce alla radio, interviene anche lei. E tutto ciò senza che altri occhi possano confermarlo. Occhi che proietterebbero la stessa immagini se conoscessero i Mecenati di Orvieto.

Dove c’è Luca, c’è Katia. Perché l’amore è questo. L’amore è quella forza innaturale che parte dalle viscere e attraversa alla velocità della luce tutto il corpo.

L’amore è una musica al piano. Un abito da principessa. Un sorriso. Una conferma. Esiste. Esiste. Esiste la favola. Esiste per chi sa vederla. Esiste per chi sa cercarla.

L’amore di Luca e Katia viene da lontano. Galeotta l’arte. L’arte non risparmia nessuno. Entri in un luogo sicuro, un museo, e ti lasci andare alla contemplazione. E, si sa, quello è solo il punto di partenza per un viaggio nel proprio sé. Io lo immagino così, mentre i loro occhi luccicano nel ricordare, io immagino entrambi contemplare la Bellezza del loro Sé. Immagino entrambi connettersi, per deformazione professionale. E li immagino incontrarsi in un oltre. Di sedersi ad osservare il cielo. Mentre un pianoforte suona quella che sapevano già essere la loro canzone e tutto il resto scompare. All’arte non si resiste. L’arte rende veri. E veri sono i viaggi ai quali ti conduce. Quell’oltre era blu, blu Guercino.

L’oltre credo sia il posto che abitano quotidianamente. Alice e Vittoria, le loro figlie, siedono sempre lì. Sono orgoglio, emozione e di quell’oltre rappresentano l’essenza. Perché sono il futuro, il presente ed il passato.

In quella contemplazione, quell’oltre lo hanno visualizzato per realizzarlo. Perché Luca e Katia sono due imprenditori. Quella follia l’hanno vista insieme. Ed insieme l’hanno creata. Si chiama Famiglia. Per tutti gli altri, Vetrya.

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