Descrizione Progetto

Vedere lontano

Chioccia Tsarkova. Vedere lontano. 2010. olio su tela

Massimo Chioccia e Olga Tsarkova hanno trascritto su tela la vision di vetrya vedere lontano integrando con sapiente e accurata ricerca iconografica i principali temi tecnologici del nostro tempo facendone trasparire i limiti sociologici.

La globalizzazione, la potenza della rete, si impone centrale, con vibranti pennellate di rosso, giallo e arancio che ci accompagnano in tutta la tela. I continenti, grazie alla velocità della Rete tornano ad avvicinarsi, le identità locali vengono ferite, le notizie che rapidamente vengono condivise: è l’originaria Pangea.

In alto a destra è ritratto un uomo di spalle, con le mani in tasca, sembra appena accennato ma, è ben fermo sulle gambe, i tratti sono scuri e guarda, ricerca lontano e tramite il tasto di start impone l’identità individuale dell’io rispetto alla Pangea della rete.

Seguendo in basso troviamo l’immagine di un grande uomo che osò vedere lontano: erano i primi del ‘600 quando Galileo rompendo gli schemi, diede vita al cannocchiale, gettando così le basi dell’odierna astronomia. Con il suo cannocchiale esplora attentamente la volta celeste. È del 1630 il “Dialogo sui due massimi sistemi del mondo”nel quale la teoria copernicana e tolemaica vengono messe a confronto. L’inquisizione proibirà la distribuzione del volume (considerato il capolavoro della letteratura scientifica di ogni tempo) istituendo un processo contro Galileo per eresia che lo vedrà condannato alla prigione a vita. L’immagine è il negativo di una famosa stampa. Grazie allo sfondo bianco la figura di Galileo si impone chiara e sembra indicare al discepolo il nuovo sistema del mondo: la Pangea della rete.

Poco più in basso, a destra, troviamo ritratto Lucio Fontana. È il 1959 quando Fontana osò infrangere la tela con i primi buchi e tagli per “vedere lontano” superando la distinzione tradizionale tra pittura e scultura permettendo di guardare oltre la tela. Lo spazio cessa di essere oggetto di rappresentazione e le regole convenzionali della prospettiva furono superate.

Ancora in senso orario un’immagine dei nostri tempi: due ragazzi vivono seduti l’esperienza dei tagli guardando l’Attesa di Fontana. È bello notare il doppio simbolismo tra il titolo del quadro e il tasto pausa che blocca e costringe i ragazzi a guardare oltre la tela stessa imponendo una riflessione, un approfondimento.

In basso al centro una ragazza preme sul telecomando. Il riquadro, seppure piccolo, è molto forte ed evocativo.

La ragazza quasi scompare ed il soggetto diventa il telecomando. Ritornano così alla memoria gli avvertimenti scanzonati di Renzo Arbore: “Tu nella vita comandi fino a quando hai stretto in mano il tuo telecomando…” oppure scene come quella del film La dea dell’amore di Woody Allen in cui alla domanda “Chi comanda tra te e la mamma?” “Io comando. La mamma prende solo le decisioni, ma io ho il comando assoluto del telecomando!”.

Il telecomando, l’elemento che nel recente passato ha condizionato l’evoluzione della televisione, in questa tela sembra destinato ad entrare nel modernariato cosi come è circondato da immagini prese verosimilmente da youtube (cronaca, reality, cartoni, video musicali) e dalle testimonianze dei servizi che nel recente passato i gruppi nei quali Luca Tomassini ha lavorato hanno contribuito a realizzare (spesa elettronica, meteo, sport, new).

Il telecomando con malinconica saggezza sembra consapevole che nei prossimi anni sarà sostituito da un semplice gesto di una mano, eppure pare imporre con ferocia un cambiamento nello spettatore quasi a ricordare che l’innovazione non è per sempre, che i cambiamenti sono continui e bisogna sempre vedere lontano.

Eccoci in basso a sinistra a Roma, in una storica piazza: Campo de’ fiori, la piazza dove nel 1600 Giordano Bruno (rappresentato nel monumento a lui dedicato) morì bruciato. Un uomo, Giordano Bruno, che osò vedere lontano, un uomo che anche sotto tortura ribadì ferocemente i fondamenti della sua filosofia: l’infinità dell’universo, la molteplicità dei mondi. Una diagonale violacea collega la piazza al centro della Pangea, alla globalizzazione. La piazza diventa virtuale: è il social network il luogo dove le folle oramai si incontrano. Il gruppo che rassicura, che conferma le tue scelte, dall’altro limita le capacità di crescita, distrugge le individualità. Allinea quello che pensi e fai alla maggioranza, alla saggezza delle folle, il “wisdom of the crowd”.

In un altro riquadro San Girolamo, ritratto da Antonello da Messina. San Girolamo, uomo di scienza, tramite la ricerca osa “vedere lontano”: fu il primo traduttore della Bibbia dal greco e dall’ebraico al latino. Di San Girolamo viene messa in evidenza l’aspetto scientifico e viene rappresentato come uno di scienza. Interessante la messa a fuoco oltre il visibile oltre il piano principale della scena con la cura dei dettagli sia in primo piano che oltre le finestre

In alto a sinistra Massimo e Olga hanno voluto dedicare un cameo a Luca Tomassini identificandolo con l’iconografia della febbre di Cesare Ripa: un uomo, Luca, che ha in se la febbre di chi soffre la staticità e si emoziona cercando l’incertezza lontano.

In un riquadro in alto a sinistra d’effetto l’uomo che guarda da una finestra delle persone che guardano ancora oltre.