Descrizione Progetto

Niente di grande fu mai compiuto senza entusiasmo.
Ralph Waldo Emerson

Dal greco en (dentro), thèos (Dio). L’entusiasmo è il dio dentro. Per poterne fare esperienza, per poter attraversare questa forza massiccia, motrice, sconvolgente ho voluto sedermi un po’ distante dall’ingresso in Vetrya. Accanto a me, Luca. Difficile che lui non ti inondi di racconti. Di informazioni. Di prospettive. Difficile, però, che lui non sappia sceglierne il mezzo. Ha così lasciato che i miei sensi si attivassero. Sono sicura che, nel frattempo, stava immaginando di progettare qualche dispositivo in grado di visualizzare i miei pensieri. Quasi come quando, negli anni ’80, nel laboratorio di ricerca e sviluppo dell’istituto scolastico superiore che frequentava ad Orvieto, ebbe la “chiamata”. Quella del digitale futuribile, ovvio!

Seduti come se fossimo in una stessa piccola “cella” con cui, nel 1947, si suddivise il territorio in tante aree e si diede inizio alla rivoluzione della telefonia, Luca era semplicemente Luca. La grandezza umana si misura proprio nella semplicità. Accanto avevo un Imprenditore classe ‘65 Cavaliere del Lavoro nel 2015, Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 2019, attore protagonista della nascita della telefonia mobile in Italia. Un uomo che a soli 22 anni inizia il suo percorso in SIP (oggi TIM). Un uomo a cui sono luccicati gli occhi di orgoglio e commozione quando mi ha raccontato degli anni ‘90. Chi se li scorda gli anni ‘90! Gli anni della libertà. Gli anni della fine della contrapposizione tra i blocchi USA e URSS. La caduta del muro di Berlino.

Emozioni che ancora suonano nelle note dell’opera rock “the Wall” nel concerto di Roger Waters, nelle voci dei tedeschi che si rincorrevano per abbracciarsi. Da est a Ovest. La fine di un’epoca. Il punto di partenza di un “nuovo ordine del mondo”. Un mondo che appariva diverso da quello che adesso i miei occhi hanno difronte. Sento la morbidezza del prato del Corporate Campus di Vetrya. Scorgo in lontananza la rupe di tufo che domina la valle e che sorregge sulla sua piatta sommità Orvieto. Mi conduco, scavando con l’immaginazione le pareti verticali dei panconi di materiale vulcanico, nei labirinti sotterranei, nei cunicoli, nel celeberrimo pozzo di San Patrizio, voluto da papa Clemente VII, nella prima metà del 1500, rifugiatosi in seguito al sacco di Roma, per assicurarsi approvvigionamenti di acqua.

Era un mondo diverso, quello del 1990.

Accanto a me, colui il quale ne fu protagonista. Perché mentre tutti ricordiamo l’emozione dei Mondali ‘90, lui racconta quella dei primi cellulari Micro-tac, collaudati proprio mentre le “notti magiche” ci ubriacavano gli animi negli stadi. Piccoli gioielli tecnologici da poter tenere in tasca con una tastiera con i numeri della tavola pitagorica. Una rete cellulare che avrebbe di lì a poco coperto le principali città del territorio nazionale. I micro-tac potevano ricevere ed effettuare chiamate. Un grande salto rispetto a quelli veicolari installati sulle automobili. Il mondo iniziava a sentire la necessità di evadere per restare in contatto.

Libertà, movimento e prossimità. La stessa che adesso, in questa cella immaginaria, stiamo sperimentando Luca ed io. In questo colloquio contemplativo.

Sento la ruvidità di questa regione. L’Umbria. La sento nel silenzio della valle. Lontano dai centri d’interazione quotidiana, economica e sociale. Penso a quegli anni 90. Penso quanto questo silenzio giovi alle grandi menti.

“Luca, che cos’è per te il Pensiero?”. Interrompo quello spazio di silenzio apparente, per accertarmi di averlo portato con me persino a sbirciare se il regista Giuseppe Tornatore avesse fatto ritorno proprio lì vicino, a scrivere qualche altro capolavoro.

“È l’immersione sistematica in un sogno”. Eccolo lì. Sono sicura che già nel 1990 sognasse Vetrya. Forse non sapeva ancora che si sarebbe chiamata così. Ma il “Futuro in Rete” lo aveva previsto, sognato, desiderato. E ne aveva già trovato le coordinate quando nel 1995 nasce la prima rete paneuropea, il GSM. Quando viene inventata la SIM. Mentre la SIP diventava TIM e TELECOM. Perché lui già sognava INTERNET.

Era ancora il momento delle connessioni dial-up, quando incontra Franco Bernabè, Amministratore Delegato di Telecom. D’altronde ce lo insegna Seneca, non esiste la fortuna ma solo il Talento che incontra l’opportunità. Il Talento di Luca, infatti, incontrò l’opportunità offerta da Bernabè: occuparsi di un progetto di Internet e Intranet. Quell’opportunità fu solo l’inizio di una collaborazione che vide i due insieme anche dopo l’uscita dell’AD da Telecom, con la fondazione del Gruppo Franco Bernabè. I tempi sono maturi per un nuovo salto: la tv sul mobile. Fino ad arrivare al lancio di Cubovision, la cd “Over the top tv”. Un oggetto democratico, a disposizione di chi ha la passione per la tecnologia e per combattere quella bassa alfabetizzazione informatica che ancora adesso, insieme al desiderio di potenziare le infrastrutture della rete ovunque, è tra le priorità di Luca.

“Penso molto. È dal pensiero, solitario, che riesco ad immaginare le cose che faccio.”

Mentre cercavo di non farmi distrarre da Mozart che, incurante del nostro colloquio, continuava a far danzare persino la rupe con la valle, ho provato a chiudere gli occhi e a ritornare al Pensiero.

“È una sinusoidale ad altissima frequenza”, mi dice. Non capivo bene cosa significasse, ma gli anni 2000 sembravano la rappresentassero a pieno, questa sinusoidale. L’altissima frequenza deve aver interferito con quanto ho davanti ai miei occhi.

Così provo a fare un esperimento. Con la stessa frequenza elimino il campus. Elimino via Dell’Innovazione. Mozart, no! Mozart, no! Ne faccio buon uso per confondere il suono del tempo che indietreggia, all’insaputa di Luca. Dieci anni fa. Assieme a lui, Katia. Dieci anni fa: Lui, Katia e Vetrya. Vetrya che conserva lo stesso suono del vetro. Vetro che, grazie alla sua trasparenza, tutto mostra e nulla cela. Blu, rosso, verde, giallo , questi i colori che la contraddistinguono. Colori dalla cui combinazione si può ottenere qualsiasi altra sfumatura.

Dieci anni fa e un viaggio in America. Luca e Katia vanno in America, con lo stesso desiderio di chi oggi vieni qui, al Campus. Respirare. Respirare Innovazione. Sentirne la percezione della gente. Toccarne l’emozione. Io li ho riportati in America. Questa volta con le fasce in testa dotate dei sensori per leggere le onde cerebrali. Sì, qui ad Orvieto ti inebri di Musica ma finisci con il parlare come loro, finisci come l’homo cogitans che siede all’interno di Vetrya, immerso tra Arte, Cultura e Tecnologia. Per cui, sì. Li ho riportati con le fascette da mettere in testa. E nel tempo reale che mi ero costruita in quel momento, sono riuscita a vedere sul mio “portale” collegato, l’intensità dei loro incontri. La Silicon Valley. Google. Improvvisamente, nemmeno Mozart riesce a coprire il suono di quell’energia. C’era una rete che la stessa “Rete” aveva creato. Non faccio in tempo a visitare quella Silicon Valley del 2013 che luca mi riporta al presente.

“È così che è successo con Vetrya. Dopo aver visitato Google, ho telefonato al mio Direttore Amministrativo. Era notte in Italia.”

“Prepara tutto, partiamo con un corporate campus! E lui mi risponde, Corporate de che?”

In Otto mesi nasce il meraviglioso corporate campus che ho davanti ai miei occhi. D’improvviso la “cella”, diventata ormai l’habitat di un tempo relativo, che confonde passato e futuro, rimescolandosi nel presente era diventato il mio posto in prima fila.

Accanto c’era un Imprenditore Classe ’65. L’uomo della google italiana. Nel cuore d’Italia. In Umbria. Terra ruvida, contadina. Terra spettatrice di appuntamenti misteriosi tra generazioni.

Accanto a me, in quella “cella” c’era Luca. Un’immagine. Un’immobilità in dialettica. Una sospensione folgorante del flusso temporale. Necessaria. Necessaria per dare un senso all’ Adesso che ho difronte. Un senso che ha le forme del Corporate. Una realtà alla quale si riconosce la forza messianica a cui il passato ha diritto. A cui Luca e Katia hanno diritto. Per averci creduto. Per aver scoperto il possibile che in ogni attimo si nasconde.

Accanto a me, c’è il Fondatore ed Amministratore Delegato di Vetrya S.p.A, un campus di quaranta mila metri quadri.

(Romina Lardo)

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