Descrizione Progetto

"Senza Titolo", Valentina Palazzari

“Senza Titolo”, Valentina Palazzari

Valentina Palazzari, “Senza Titolo”, 2020

 

 

Valentina Palazzari presenta “Senza titolo”, 2020, una grande struttura elicoidale e potentemente evocativa costituita da numerose e pesanti reti elettrosaldate sovrapposte che, strato dopo strato, ruotano e si avvitano sul proprio asse come un’agile ed elegante giravolta, seguendo un progressivo moto ascensionale e potenzialmente infinito che sembra sfidare le leggi della fisica tra pesantezza e leggerezza, staticità e dinamismo e sospinge lo sguardo sempre più in alto, per vedere lontano.

L’opera appartiene a una tipologia di lavori presentati negli anni in diversi contesti. Il primo, “Pirouette”, è stato presentato la prima volta in occasione della mostra personale omonimanel 2016 allestita nella ex chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli a Roma, a ridosso del Tetaro di Marcello. Il secondo è stato allestito nel vestibolo ottagonale della Reggia di Caserta in occasione della mostra “Passaggi di stato”; nel 2018. Il terzo è quello allestito nel Vetrya Corporate Campus in occasione della mostra “Vedere Lontano” nel 2020.

Nelle tre versioni, la forma eleicoidale è ottenuta dalla sovrapposizione e dal movimento delle reti elettrosaldate. Nell’opera realizzata per la Fondazione LKT Palazzari ne ha impiegato ben 150. Le reti elettrosaldate sono materiali impiegati in ambito edile per essere utilizzati come armatura di strutture in cemento. Spesso sono invisibili poichè si trovano all’interno delle architetture di cui ne costituiscono l’ossatura, l’anima nascosta ma di fondamentale importanza. Nella ricerca artistica di Palazzari le reti elettrosaldate diventano evidenti, acquisiscono un nuovo valore e sono dotate di una propria autonomia. Il fenomeno di ossidazione naturale, inoltre, conferisce ad esse una patina particolare che le rende materia viva e in continuo cambiamento. Ciò che all’apparenza può sembrare forte e robusto, diventa nel tempo fragile e precario, in quanto soggetto all’azione logorante della ruggine. Nel caso specifico di questo lavoro, il movimento delle reti si fa inclusivo e dialogante con lo spazio circostante, dando luogo ad intreccio fittissimo di suggestioni ritmiche, cromatiche e formali: da materiale rude e grezzo, impiegato prevalentemente in ambitoedile, l’insieme delle reti dà luogo a una struttura elegante e leggera, simile a un ricamo o a una trina, sollecitando riferimenti con l’architettura e la storia dell’arte, come ad esempio la colonna tortile barocca (si veda il baldacchino bronzeo di Bernini in San Pietro in Vaticano) o la lanterna a spirale di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma progettata da Borromini.
Il movimento a spirale parte dalla terra, da cui sembra emergere per innalzarsi verso l’alto, seguendo un moto potenzialmente infinito.

È una costruzione formale che esprime slancio ed eleganza, ma anche nuova energia e speranza rispetto al suo imprevedibile svolgimento.