Descrizione Progetto

In milioni hanno visto la mela cadere, ma Newton è stato quello che si è chiesto perché.

(Bernard Baruch)

Il mio viaggio in Vetrya è una strada piena di piccole soste in cui fare rifornimento. Di Innovazione. Di Amore. Di Arte. Soste fisiche e virtuali, come quella di Vetrya Academy.

Diffusore ed acceleratore della Conoscenza, dei valori aziendali e della cultura digitale. Dipendenti, clienti, stakeholders territoriali ed istituzionali come interlocutori. Un circolo virtuoso che giova e nutre tutti. Dai discenti universitari, neolaureati ai professionisti, dipendenti di aziende, dai giornalisti ai semplici appassionati del digitale.

Ad aprire le porte è la Summer School nel settembre 2018. Un corso intensivo messo a disposizione di giovani neolaureati selezionati con l’intento di offrire loro le coordinate per orientarsi nell’Industria 4.0. Merito, motivazione personale ed attitudine sono la conditio sine qua non per parteciparvi.

Lezioni frontali in aula e in laboratorio, incontri con protagonisti indiscussi del mondo dell’innovazione e, cosa che sembra strana in un mondo in continua evoluzione e velocità, elementi di vita comune: visite guidate a Orvieto e al territorio circostante, condivisione di momenti di riflessione sulle esperienze vissute.

La cultura, intesa nel suo insieme, è una priorità per Vetrya.

Tanti sono i progetti ai quali ha dato vita:

  • Formazione per le scuole, con percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro; adesione e supporto a PON sfociato nello sviluppo della “BullApp” un’app contro il bullismo (collaborazione con il Liceo Artistico di Orvieto);
  • Formazione universitaria e di alta formazione con “Semestre in Azienda” pensato per affiancare le conoscenze universitarie a project work adottando soluzioni Vetrya (Collaborazione con il corso di laurea in Marketing Internazionale e Qualità dell’Università della Tuscia (VT);
  • Realizzazione di stage curriculari con le Università di Siena, Roma, Milano, Pisa, Telematica di Nettuno, Firenze, Perugia.
  • Sponsorizzazione della cattedra in Machine learning and Artificial Intelligence all’interno del corso di laurea in Management & Computer Science della LUISS Guido Carli (RM).
  • Attivazione di un dottorato industriale cofinanziato al 50% da Vetrya e al 50% dal CNR nell’ambito del protocollo di intesa Confindustria-CNR, in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e di Camerino e il CNR di Pisa.
  • Vetrya Academy App Lab, laboratorio di coding per gli studenti della scuola superiore in una mattinata di introduzione alla programmazione in Javascript per l’iniziativa EU Codeweek;
  • Adesione al Consorzio ELIS per la promozione nelle organizzazioni della cultura professionale attenta alla persona e al bene comune;
  • Adesione al programma Open Italy di ELIS per il contributo allo sviluppo della Open Innovation;
  • Adesione alla fondazione ITS Umbria Academy con lo scopo di svolgere attività di istruzione e formazione, perseguendo la finalità di promuovere la diffusione della cultura tecnica scientifica e sostenere le misure per lo sviluppo dell’economia e le politiche attive del lavoro;
  • Collaborazione con l’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito per la Settimana dell’Educazione Finanziaria (poi Mese dell’Educazione Finanziaria);
  • Collaborazione con la FIDAPA BPW Italy per l’Hackathon “Un gioco da ragazze”, rivolto alle giovani programmatrici, per incentivare la diffusione del coding tra le donne. L’hackathon, che si è svolto nel giugno 2019, seguito dal docente e tutor Andrea Albini della Faculty di Vetrya Academy, era dedicato alle donne di età inferiore ai 35 anni, provenienti da tutta Italia, a prescindere dal curriculum formativo e professionale, che avessero voluto mettersi alla prova nella programmazione. Le prime tre classificate hanno ricevuto un premio in denaro (€ 2.500,00, € 750,00 e € 500,00) e l’opportunità di partecipare alla Summer School. La premiazione si è svolta a Roma il 21 settembre 2019 durante il XXXVIII Congresso Nazionale Fidapa BPW Italy presso l’Hotel Sheraton Conference Rome-EUR.

Molte di queste iniziative vengono svolte dai docenti della ormai prestigiosa Faculty di Vetrya academy.

Venti tra docenti e tutor scelti tra i dipendenti di tutti i settori dell’azienda, a ogni livello inquadramentale, previa opportuna qualificazione. Sedici ore di formazione specifica, tra soft skills e elementi di progettazione didattica rendono i docenti qualitativamente all’altezza del compito di diffusione della cultura a cui sono chiamati. Come se fosse una missione. Gratificante. Edificante.

Strategia per la trasformazione digitale, Introduzione alla gestione Agile e al framework Scrum, Visibilità e posizionamento online per crescere in Rete, Social Media Management e condivisione online sono i corsi che definiscono senza disegnare i confini la Vetrya Academy. La definiscono aprendo uno spazio metacognitivo, che va al di là della conoscenza digitale fine a se stessa.

È il senso della tecnologia, il filo conduttore degli insegnamenti dell’Academy. È obbligo morale per chi si occupa di futuro preoccuparsi della formazione, in toto, di coloro che svilupperanno dispositivi in grado di raggiungerlo. Il Futuro, intendo. Non si tratta di indagare sul lato umano della tecnologia. Si tratta di individuare il Significato. Di andare oltre il Significante. Di interrogarsi sulla direzione che si desidera seguire. È in questa ottica che in Vetrya si sente un dolce profumo di Filosofia.

Ma, no! “La filosofia è morta” annunciava Stephen Hawking, scuotendo persino l’animo di Umberto Eco. A tal punto da smontare subito la teoria per cui la fisica non ha bisogno della filosofia partendo proprio dalle stesse domande dello scienziato. Come possiamo comprendere il mondo in cu ci troviamo, quale sia la natura della realtà, se l’Universo abbia bisogno di un Creatore, perché c’è qualcosa invece che il nulla, perché esistiamo e perché esiste questo particolare insieme di leggi e non altro. E le risposte sono squisitamente filosofiche. Conoscere e disquisire sulla realtà che osserviamo dipende dall’interazione tra i nostri modelli, che un po’ richiamano le categorie Kantiane, e tutto ciò che sta al di fuori, che stimola la nostra percezione e il nostro cervello.

A pensarci, i primi filosofi non erano scienziati, grandi osservatori della Natura? I Naturalisti, Talete, Anassimandro, Anassimene non solo ricercavano il senso del “Tutto” ma usavano la tecnologia allora esistente per compiere misurazioni nelle loro osservazioni. Creavano concetti. L’uomo, essere pensante che contempla la realtà sollecitato, come disse Aristotele, dalla meraviglia, la molla che porta l’indagine oltre, alla ricerca delle cause prime, al centro dell’Universo. Un cammino che trova la sua massima espressione negli studi umanistici e rinascimentali del ‘500.

Una centralità, quello dell’uomo, che il nuovo mondo tecnologico, sin dagli albori, ha messo in dubbio. Ma perché? Qual è stato il momento in cui ci si è allontanati da questa visione antropocentrica? Il solo avvento della tecnologia può essere ritenuta la causa? Il mondo della tecnica, come la definiscono grandi antropologi e filosofi del secolo scorso, ha reso l’uomo un analfabeta emotivo, privo dei mezzi intellettuali per comprendere la sua posizione nel cosmo? Quello che per Kant doveva essere il fine di ogni cosa, diventa il mezzo. Il mezzo per la realizzazione di un luogo in cui predomina automatismo e razionalità. Un luogo in cui, il Pensiero diventa funzionale e strumentale al processo inevitabile di tecnicizzazione del progresso.

È l’avvento del soggettivismo nella metafisica. L’esserci heideggeriano, il Dassein, è esistenza, un rapportarsi a molteplici possibilità di essere, ad un poter-essere che trascende la realtà. Un esserci nel mondo, in un orizzonte di cose, azioni, significati che il Dasein contempla, come mezzi per le azioni che realizzano il suo progetto d’esistenza. È così che il resto del mondo viene ad esistenza. È l’apertura dell’Essere. Il Dasein è qualcosa che viene prima della connotazione dell’uomo in quanto tale. Uomo è già una specificazione dell’esserci ed è oggetto di antropologia. L’esserci è invece illuminazione di un mondo che “si dà” a noi. Il tramonto della trascendenza, a cui lo stesso termine ex-sistente, rimanda coincide con l’assunzione dell’uomo a ente privilegiato al quale tutti gli altri enti e i loro significati si rapportano. Il risvolto antropologico della metafisica porta con sé la contrapposizione tra il soggetto, luogo del pensiero umano, e l’oggetto, l’insieme di tutti gli enti che il soggetto domina. È dunque l’oblio dell’Essere in quanto tale, come ricerca del Senso, che porta prima ad una rassicurante presenza dell’uomo al mondo rinascimentale e dopo al suo annientamento, misero mezzo della tecnica? È il nichilismo della Terra del Tramonto, l’Occidente? Il declino della Metafisica, l’approdo di un soggettivismo rivelatosi poi un ambiguo oggettivismo, in cui non esiste un “Oltre”, un “Mistero”? Potrebbe il ritorno alla filosofia in quanto metafisica restituire all’uomo, in quanto Essere, la centralità? E, di conseguenza, definire la tecnologia strumento utilizzabile a realizzare il progetto dell’Essere-al-mondo dell’Uomo? Ha senso dunque pensare, in un mondo dominato dagli algoritmi, dalla tecnica o per meglio dire dalla tecnologia, ricercare il Senso, rifugiarsi nella metafisica, nella filosofia?

La risposta è Sì. La risposta è in Vetrya Academy. Ha senso nella misura in cui ci si mette alla ricerca della direzione di ciò che si produce e si sviluppa. Ha senso nella misura in cui comprendiamo che non sarà un nuovo umanesimo a salvare l’uomo ma una visione olistica in cui l’uomo è parte indispensabile. Indispensabile nella scelta della strada da percorrere. Una scelta ponderata che può derivare solo dall’abbandono del soggettivismo ed individualismo fine a se stesso e dal sentire la necessità di quello stare al mondo che viene prima di ciò che ci configura come uomo. Di quel progetto a cui dobbiamo lavorare per un futuro responsabile. Perché nell’orizzonte delle possibilità del nostro Essere, dobbiamo illuminare quello che condurrà alla salvezza dell’intero Sistema di cui facciamo parte.

È necessario, proprio come accade con l’Academy, considerare la “tecnica” non nella sua tecnicità, rassegnandoci a praticarla. È necessario inoltrarci nella sua Essenza. È necessario effettuare una sorta di astrazione dallo strumento tecnologico inteso nella sua concreta apparizione al mondo. È necessario rinunciare all’assoluta certezza che l’abilità umana sia in grado di gestire il potenziale tecnico, la capacità, cioè, di rendere ogni presenza, compreso l’uomo, un oggetto da manipolare. L’agire tecnico, in quanto tale, non può che vedere nel soffio del vento una forza eolica da sfruttare e nei raggi del sole un potenziale convertibile ed utilizzabile. Persino l’uomo è individuato da coordinate digitali. Ogni cosa, in quest’ottica, è eterodiretta. Connessa. Sì, ma non come una connessione in Vetrya. Connessa senza la ricerca del senso più profondo. È un individualismo che oggettivizza. La tecnologia crea reti, connessioni. Domina il mondo. È totalitaria ma decentrata, individuante e dissociante. È un modello panoptico, quello della rete, che vale la pena indagare nell’Essenza in quanto tale. E uno dei modi per farlo è la filosofia. Come forma mentis. Come predisposizione all’interrogarsi. Come desiderio di conoscere quell’Oltre.

È questo il fine di Vetrya Academy. Per Responsabilità. Per Etica. Per Amore. Perché il Pensiero riacquisti un nuovo umanesimo in questa Bottega. Una Bottega che renderà il futuro la migliore forma dell’Essere-al-mondo.

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